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SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO 21 SETTEMBRE/4 OTTOBRE 2018

NOTA POLITICA

A una settimana di distanza dal via libera del Consiglio dei ministri alla Nota di aggiornamento al Def e nel pieno della guerra verbale Roma-Bruxelles, il governo ha deciso di rivedere le stime sul deficit annunciate soltanto giovedì scorso e alla base delle preoccupazioni di istituzioni europee e mercati. Dopo aver costituito l’oggetto di un durissimo braccio di ferro fra i leader di maggioranza e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il disavanzo pubblico è infatti confermato al 2,4% solamente nel 2019, mentre dovrebbe calare al 2,1% nel 2020 e all’1,8% l’anno successivo. Per il vicepremier Luigi Di Maio, la correzione non intaccherà le cruciali misure sin qui annunciate (reddito di cittadinanza, superamento della legge Fornero e flat tax) ed è il frutto dell’effetto combinato di crescita, investimenti pubblici e riduzione degli sprechi. Da par suo il titolare del Mef ha assicurato che la finanziaria ridurrà di oltre 4 punti percentuali il debito pubblico e dispiegherà investimenti per 15 miliardi nel corso del prossimo triennio, pari allo 0,2% del pil.

 

PROFESSIONISTI

Toninelli: ‘renderemo detraibile la diagnosi sismica anche senza lavori’

In occasione delle conferenza stampa di presentazione della prima giornata nazionale della sismica, il Ministro Toninelli ha aperto alla proposta di Fondazione Inarcassa e degli altri organizzatori della giornata in merito alla possibilità di rendere detraibile la diagnosi sismica anche nel caso in cui in seguito alla verifica effettuata dal professionista i lavori non vengano eseguiti.

 “Ho voluto ospitare al Ministero la presentazione di questa interessantissima iniziativa che è la giornata del 30 settembre - ha detto il Ministro Danilo Toninelli nel corso del suo intervento durante la conferenza stampa - perché ‘prevenzione’ è la nostra parola chiave. Prevenire significa fortificare le nostre infrastrutture e le nostre case per renderle meno vulnerabili anche rispetto a eventi imprevedibili, come un sisma”.

“Proprio per questo è necessario che strumenti come il sisma bonus, che possono far mettere in sicurezza stabili e case a rischio, siano valorizzati per potenziarne l’utilizzo. A tal fine apriremo un tavolo con ingegneri e architetti per studiare le misure da adottare al fine di rendere detraibile fiscalmente anche la valutazione sismica dell’edificio, anche se non seguita dall’esecuzione delle opere”.

Ricordiamo che secondo la legislazione vigente, la parcella professionale per la diagnosi sismica dell'edificio è detraibile insieme alle spese per i lavori di adeguamento o miglioramento; se però i lavori non si eseguono, il professionista va pagato e quella spesa non si può detrarre. Gli operatori del settore hanno più volte chiesto di introdurre la possibilità di detrarre la spesa per diagnosi sismica indipendentemente dai successivi lavori, rimanendo finora inascoltati.

Qui per approfondire.

 

‘Resto al Sud’, il Governo pensa di estenderlo ai professionisti

Nella prossima legge di bilancio potrebbe esserci l’estensione del “Bonus Sud” ai professionisti. L’idea di ampliare i beneficiari della misura è stata annunciata dal Ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, durante un convegno organizzato dal Collegio nazionale degli agrotecnici ed agrotecnici laureati.

Intervenendo con un videomessaggio, il Ministro Lezzi ha assicurato che il Governo tiene molto al progetto ereditato dal passato Esecutivo. “Stiamo lavorando per ampliare il raggio d’azione della misura in termini di beneficiari e fasce d’età”, ha spiegato il Ministro Lezzi. L’idea, che sarà proposta nella fase di redazione del testo della legge di bilancio, è includere nelle agevolazioni i professionisti e i soggetti fino ad almeno 45 anni. Perché, auspica il Ministro, “la misura potrebbe essere non solo un io resto al sud, ma un io torno al sud”, consentendo cioè a persone che si sono formate e lavorano fuori di tornare a fare impresa nel Mezzogiorno.

La misura “Resto al Sud” finora ha offerto sostegno ai progetti imprenditoriali presentati da giovani residenti nel Mezzogiorno. Sono state invece escluse le attività dei professionisti.

Quando la misura è stata lanciata, nel 2017, i professionisti chiesero l’eliminazione del contributo previdenziale minimo per gli under 35 nei primi tre anni di attività e la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati per l’acquisto di attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo, hardware, software e tecnologie digitali utili al miglioramento dell’offerta professionale. Dopo una prima apertura, però, gli aiuti sono stati riconosciuti solo alle attività di impresa.

La misura, introdotta con uno stanziamento di 1,25 miliardi di euro dalla legge “Mezzogiorno” e regolata dal  DM 174/2017, incentiva i progetti imprenditoriali presentati da giovani dai 18 ai 35 anni residenti nelle Regioni del Sud o che trasferiscono la residenza al Sud entro 60 giorni dalla presentazione della domanda (120 giorni se residenti all’estero). Ogni progetto imprenditoriale può ottenere fino a 50mila euro. Nel caso in cui l’istanza sia presentata da più soggetti costituiti in società o cooperative, l’importo del finanziamento è pari a 50 mila euro per ogni socio fino ad un ammontare massimo complessivo di 200mila euro. Il 35% consiste in un contributo a fondo perduto e il 65% in un prestito a tasso zero da rimborsare in otto anni.

Tra le agevolazioni della misura “Resto al Sud” è inclusa la valorizzazione di aree e immobili abbandonati avviata da giovani dai 18 ai 40 anni. I progetti possono riguardare anche le singole unità immobiliari, che devono essere destinate ad iniziative agricole, artigianali, commerciali e turistiche. Oltre alle attività turistico-ricettive, sono finanziabili anche i servizi turistici.

I progetti possono prevedere cambi di destinazione d’uso e consumo di suolo non edificato, purchè conformi alle procedure di legge sugli strumenti urbanistici.

L’agevolazione è gestita da Invitalia, che valuta i progetti presentati dalle Regioni e ha messo a ponto anche una app per seguire in tempo reale l’iter della propria domanda. Al 1° settembre risultano 12.043 domande in compilazione, 4.142 presentate e 1.269 approvate. (edilportale.com)

 

LAVORI PUBBLICI

La nota di aggiornamento al Def

Il Governo ha presentato alle Camere, il 4 ottobre, la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2018. La NADEF aggiorna le previsioni economiche e gli obiettivi di finanza pubblica in relazione alle maggiori e più stabili informazioni disponibili sugli andamenti macroeconomici e alle riforme annunciate dal governo.

Ai sensi della legge n. 243 del 2012, il governo ha trasmesso al Parlamento, dopo aver informato la Commissione europea sul nuovo percorso di finanza pubblica, anche la relazione con la quale chiede l’autorizzazione a discostarsi temporaneamente dall’obiettivo programmatico.

Diversi punti della sezione del Def dedicata alle riforme (Piano nazionale delle riforme, Pnr) sono dedicati a enunciare perlomeno a grandi linee le correzioni che il Governo intende apportare alla disciplina degli appalti pubblici, con l’intenzione di accelerare gli investimenti pubblici.

«Per ridare slancio agli appalti pubblici e superare le incertezze interpretative che sono emerse, si rende necessario modificare il Codice degli Appalti». «Il principio - spiega il Governo - sarà quello di semplificare le procedure ed, in tal modo, promuovere una maggiore trasparenza dell'amministrazione». La semplificazione, qui sta forse la prima novità, «riguarderà anche la fase di programmazione relativa alle delibere Cipe, con un collegamento più stretto con il lavoro progettuale delle stazioni appaltanti».

Il documento conferma l’intenzione di facilitare la partecipazione delle piccole e medie imprese al mercato dei lavori e dei servizi pubblici, istituendo per la prima volta, un territorio di caccia riservato esclusivamente alle Pmi. L’ipotesi, di cui aveva già parlato il vicepremier Luigi Di Maio in audizione alla Camera, viene ora messa nera su bianco nel documento di programmazione economica preparatorio della prossima legge di Bilancio. «I contratti sotto la soglia comunitaria verranno assegnati con una riserva di quote per le Pmi, contemplando una riserva anticipata di quote appaltabili», si legge nel documento. Per favorire le Pmi si torna anche a parlare di «appalti a chilometro zero», affermando «il principio della territorialità»: campo rivelatosi finora minato per l’opposizione di Bruxelles a qualunque forma di premio o riserva di appalto basato sulla preferenza di candidati provenienti da una certa area geografica.

Non poteva mancare un passaggio dedicato al Bim. Dalla spinta alla diffusione delle nuove tecnologie di progettazione delle opere pubbliche il governo si attende «un risparmio potenziale fino a 30 miliardi negli appalti pubblici».

 

DL Genova

Il provvedimento ha iniziato l’iter parlamentare per la conversione in legge: è stato assegnato in sede referente alle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera (A.C. 1209).

Il testo contiene importanti norme su Genova e nuove misure per garantire una maggiore sicurezza delle infrastrutture, rimandando la piena esecuzione a diversi decreti attuativi. Prevede, inoltre, una cabina di regia Strategia Italia per verificare l’attuazione dei programmi di investimento sulle infrastrutture e degli interventi connessi a dissesto idrogeologico, vulnerabilità sismica e degrado ambientale; un archivio informatico presso il Mit; la sperimentazione annuale, sempre da parte del ministero, di un sistema di monitoraggio dinamico; un accertamento sulle risorse per l'edilizia scolastica e 200 assunzioni al ministero. Per il capoluogo ligure il decreto dispone la nomina di un commissario straordinario (entro il 9 ottobre) per la ricostruzione del Ponte Morandi, il rimborso Imu-Tasi per gli sfollati e 20 milioni di "ristoro" per gli autotrasportatori.

 

Appalti, Rapporto Cresme-Camera: aggiudicazioni a +75% nel primo semestre

Nei primi sei mesi di quest’anno c’è stata una vera e propria “esplosione” delle aggiudicazioni. Lo rileva il Rapporto su “Infrastrutture strategiche prioritarie - Programmazione e realizzazione”, realizzato dall'Ufficio studi della Camera in collaborazione con l'Autorità Anticorruzione e il Cresme, presentato alla Camera. «Nei primi sei mesi del 2018 - si legge nel documento - c'è stata una crescita del numero di aggiudicazioni del 43%, mentre gli importi aggiudicati aumentano del 75%». In valori assoluti, l’importo degli appalti aggiudicati è passato da 6,1 miliardi del primo semestre 2017 a 10,1 miliardi del primo semestre di quest’anno. Va anche precisato che il monitoraggio ha riguardato le sole aggiudicazioni di importo superiore al milione di euro, che rappresentano la quota maggiore del mercato degli appalti pubblici (per quanto riguarda gli importi). «I segnali positivi di ripresa delle aggiudicazioni nei primi sei mesi del 2018 - informa il rapporto - interessano tutte le principali categorie di enti appaltanti: enti centrali, enti territoriali, gestori di reti, infrastrutture e servizi pubblici».

Non c’è solo boom delle aggiudicazioni. Anche il trend dei bandi di lavori e di progettazione mostra un notevole dinamismo nell’arco dell’intero periodo analizzato dal rapporto, cioè gli ultimi cinque anni. «I bandi di servizi di progettazione di opere pubbliche - si legge nel documento - risultano in crescita dal 2013, con un'accelerazione a partire dalla seconda metà del 2016, soprattutto riguardo agli importi, in corrispondenza con l'entrata in vigore della nuova disciplina dei contratti pubblici, che ha introdotto talune innovazioni con specifico riguardo alla limitazione dell'appalto integrato e alle misure riguardanti i concorsi di progettazione e di idee». Più precisamente, tra il 2016 e il 2017, il numero di bandi è cresciuto del 19,4%, mentre l'importo in gara è più che raddoppiato (+118,9%). «La crescita - informa il rapporto - è proseguita nel 2018: nei primi sei mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 2017, il numero di bandi è cresciuto del 28,8% e gli importi sono cresciuti del 29,9%».

Passando ai bandi di gara di lavori, il rapporto evidenzia che «dopo la flessione del 2016», l’andamento evidenzia «segnali di ripresa nel 2017 e soprattutto nei primi sei mesi del 2018». «almeno fino al mese di giugno 2018 - precisa il rapporto - la domanda di opere pubbliche ha ripreso a crescere sostenuta dagli appalti di sola esecuzione, dagli appalti di costruzione/manutenzione e gestione, nonché dai contratti di partenariato pubblico privato (PPP) di importo inferiore a 50 milioni di euro». I numeri: nel 2017 si è registrato un incremento dell’11% del numero dei bandi e del 5% degli importi. «La dinamica positiva sembra rafforzarsi nei primi sei mesi del 2018 in cui i bandi sono cresciuti del 27% e gli importi del 54%».

Il principale focus del documento redatto dalla Camera è dedicato allo stato di attuazione delle 25 opere strategiche prioritarie, indicate nel Def 2015, in corso di realizzazione in Italia. Complessivamente, il costo di tutte le infrastrutture strategiche in Italia, aggiornato al 31 maggio 2018, risulta essere di 317 miliardi, di cui 166,3 miliardi riferiti alle sole opere strategiche prioritarie. Sui 317 miliardi necessari, le risorse disponibili sono pari a 190 miliardi, di cui 130 per le opere prioritarie e 60 miliardi per quelle non prioritarie. Circa l'avanzamento dei cantieri delle opere prioritarie, al 31 maggio risultano impegnati 51 miliardi «con obbligazioni giuridicamente vincolanti», di cui 30 miliardi riferiti a lavori avviati e 21 miliardi «con contratto firmato ma lavori non avviati». «Solo il 13,7% dei lotti prioritari, pari a circa 22,8 miliardi, risulta ultimato», si legge nel Rapporto.

I lotti ultimati (con indicazione dell'importo) fanno parte delle seguenti opere strategiche prioritarie: tratta Treviglio-Brescia della linea AV/AC Milano-Verona (circa 2 miliardi), il 1° lotto e la tratta B1 del 2° lotto della Pedemontana lombarda (circa 1,4 miliardi); la Tangenziale est esterna di Milano (1,7 miliardi); i lotti ultimati dell'A2 Autostrada del mediterraneo (6,9 miliardi); i lotti ultimati del Quadrilatero Marche-Umbria (1,3 miliardi); il megalotto 2 della SS 106 Jonica (720 milioni); la linea M5 della metropolitana di Milano (1,4 miliardi); le tratte da T4 a T7, compreso il Deposito-officina di graniti, della linea C della metropolitana di Roma (2,2 miliardi).

 

Appalti: dal 18 aprile 2019 la fattura elettronica europea

Mentre le norme nazionali sulla fatturazione elettronica proseguono l’implementazione - che si estende ulteriormente a tutti i soggetti pubblici e privati a partire dal 1° gennaio 2019 – l’ordinamento italiano si prepara a recepire anche lo standard europeo per la fatturazione elettronica che riguarda tutti gli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture. Il Consiglio dei ministri ha infatti definito il decreto legislativo di recepimento della direttiva 2014/55/Ue sulla «fatturazione elettronica negli appalti pubblici».

Il testo, su cui è previsto il parere in conferenza unificata, è molto snello: solo 6 articoli. Si prevede che «a decorrere dal 18 aprile 2019, i soggetti di cui all’articolo 1 sono tenuti a ricevere ed elaborare le fatture elettroniche conformi allo standard europeo sulla fatturazione elettronica negli appalti pubblici». Si tratta in sostanza di tutte le amministrazioni pubbliche, incluse le amministrazioni “sub-centrali”, per le quali, tuttavia, l’applicazione scatta un anno dopo, a partire dal 18 aprile 2020.

L’applicazione della e-fattura europea a partire dal 18 aprile 2019 riguarda tutte le «amministrazioni aggiudicatrici» (cioè «le amministrazioni dello Stato, gli enti pubblici territoriali; gli altri enti pubblici non economici; gli organismi di diritto pubblici; le associazioni, unioni, consorzi, comunque denominati, costituiti da detti soggetti»); le «autorità governative centrali» (cioè «le amministrazioni aggiudicatrici che figurano nell’allegato III (del codice appalti, ndr) e i soggetti giuridici loro succeduti»: in sostanza ministeri e Consip per gli appalti in favore delle amministrazioni centrali); gli «organismi di diritto pubblico» («qualsiasi organismo - spiega la relazione -, anche in forma societaria, il cui elenco non tassativo è contenuto nell’allegato IV» del codice appalti); gli «enti aggiudicatori» ai sensi del codice appalti, in riferimento a società pubbliche, concessionari e aziende dei cosiddetti settori esclusi: acqua, gas, elettricità, riscaldamento, trasporti, porti, aeroporti, poste.

Il formato europeo della fattura elettronica si applica indipendentemente dall’importo dell’appalto. Cioè, non rileva se il valore dell’appalto supera o meno le soglie Ue. L’unica espressa esclusione riguarda gli appalti secretati. La fattura elettronica in vigore in Italia e la nuova E-fattura Ue introdotta dalla direttiva 2014/55 non differiscono nei contenuti ma sono diversi nel formato.

Anche se il Dlgs non prevede nuovi costi e oneri pubblici per l’attuazione delle misure, la relazione tecnica ammette che «l’adeguamento del sistema di interscambio non sarà di per sé sufficiente, tuttavia, a evitare ogni tipo di intervento sull’attuale gestione delle fatture elettroniche da parte delle pubbliche amministrazioni. Infatti il Sistema Interbancario inoltrerà alle amministrazioni destinatarie la fattura originale assieme alla traduzione in formato FatturaPa, e questo comporterà la necessità di un adeguamento una tantum, finalizzato ad estrarre la parte FatturaPa dall’oggetto che la contiene, restando invariate tutte le altre fasi di gestione della fattura». «Le pubbliche amministrazioni - si aggiunge - provvedono a tale adeguamento con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Se segnala altresì che, per le pubbliche amministrazioni che hanno acquistato sul mercato il servizio di gestione delle fatture elettroniche, nella maggior parte dei casi il costo di adeguamento è compreso nel canone corrisposto al fornitore». Per quanto riguarda le evoluzioni successive richieste al Sistema di Interscambio sarà l’Agenzia delle Entrate a farsi carico della «incrementata operatività con le risorse proprie».

Per approfondire.

 

Al via l’elenco dell’Anac per le società di ingegneria che operano nel mercato privato

Dal 3 ottobre è possibile l’iscrizione all’elenco delle società di ingegneria che operano nel mercato privato. Si tratta dell’elenco tenuto dall’Anac e previsto dalla legge sulla concorrenza n.124 del 2017 (comma 148) atteso da oltre un anno. L’elenco è riservato alle società di capitali o alle società in forma cooperativa, residenti in Italia o all’estero, che operano in Italia.

Nel comunicare la novità, l’Anac ha indicato il punto di accesso per l’inserimento delle informazioni sulla società e ha reso anche disponibile un breve manuale operativo.

Le società di ingegneria dovranno indicare le informazioni su nome e forma giuridica, codice fiscale, sede legale, data dell’atto di costituzione, registro delle imprese dove la società è iscritta, data di iscrizione al registro e, infine, il numero Rea del registro imprese. Occorre inoltre autodichiarare «che la società è costituita secondo le norme del codice civile e si impegna a stipulare un'assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile conseguente allo svolgimento delle attività oggetto dei contratti sottoscritti con i soggetti privati e che le stesse attività vengono svolte da professionisti iscritti negli appositi albi».

Chi opera anche nel mercato pubblico lo potrà segnalarlo con un’apposita spunta accanto alla seguente opzione: «la società dichiara che è, altresì, una società di ingegneria di cui all’articolo 46 del d.lgs. 18 aprile 2016, n.50, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3 del Decreto 2 dicembre 2016 n.263 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti».

La costituzione dell’Albo era l’ultimo dei tre adempimenti previsti dal comma 148 della legge 124/2017 per operare in ambito privato da parte delle società di ingegneria, dopo la stipula di una polizza Rc, l’indicazione dei professionisti iscritti all’albo e, appunto, l’iscrizione nell’elenco dell’Anac.

La costituzione dell’elenco chiude per sempre anche la stagione delle contestazioni mosse dagli ingegneri alle società di ingegneria, con i relativi contenziosi sulla legittimità delle società di ingegneria di operare nel mercato privato. Come è noto la questione era stata avviata a soluzione con l’abolizione (con la legge 266/1997) della norma contenuta nel regio decreto n.1815 del 1939; e poi definitivamente archiviata con la legge 124/2017 che ha fatti salvi gli effetti dei contratti privati stipulati dalle società di ingegneria, e ha previsto per le società di ingegneria che operano nel mercato privato i tre adempimenti citati (polizza Rc, indicazione dei professionisti, iscrizione all’elenco Anac).

Da qui è possibile accedere al servizio ANAC

 

FISCO

E-fattura: tutti gli strumenti per arrivare preparati al 1° gennaio 2019. Pronti la guida, i video-tutorial e la nuova sezione sul sito dell’Agenzia

Una guida pratica per i contribuenti, due video-tutorial che spiegano concretamente che cosa fare e una nuova sezione del sito per trovare velocemente tutte le informazioni utili. In vista della partenza del 1° gennaio 2019, quando l’uso della fatturazione elettronica diventerà obbligatorio per gli operatori residenti o stabiliti in Italia (tranne poche eccezioni), l’Agenzia delle Entrate fornisce un kit di strumenti informativi per aiutare i contribuenti a prendere confidenza con la nuova procedura e a conoscere tutti i servizi offerti gratuitamente. All’interno della sezione tematica dedicata del sito internet delle Entrate il contribuente troverà anche la nuova guida - pdf, che spiega come predisporre, inviare e conservare le proprie fatture e il link diretto a due video-tutorial, disponibili sul canale Youtube dell’Agenzia, sulle novità della fatturazione elettronica e sul QR-Code. In particolare il secondo video spiega i vantaggi del codice a barre bidimensionale da mostrare al fornitore tramite smartphone, tablet o su carta per consentirgli di acquisire in automatico e senza il rischio di errori i dati anagrafici necessari per predisporre la fattura.